Da “IL GABBIANO Anno II – n.
9 –10 Settembre-Ottobre 2002”
Organizzata dall’Associazione
G. Murat “Onlus”
Una Messa per Murat
Il 13 ottobre a Pizzo la commemorazione del Re
di Marisa COSTA
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e Gioacchino
Murat, a 187 anni dalla sua morte, avvenuta a Pizzo il 13 ottobre 1815, è stato ricordato con una Messa in suffragio celebrata nella
Chiesa Madre di S. Giorgio, dove egli giace dal giorno in cui fu sepolto, dopo
la sua fucilazione avvenuta nel Castello. Presenti, rappresentanti
della Provincia, della Regione, del Parlamento nazionale, del Comune di Vibo
Valentia, della Stampa, del mondo della Cultura. Grande
assente il Comune di Pizzo; a titolo personale, l’assessore alla cultura era
presente al Castello, dove, prima della cerimonia religiosa è stata deposta
una corona di alloro e dove gli intervenuti hanno ricevuto il saluto del dr. Giuseppe
Pagnotta, Presidente dell’Associazione G. Murat “Onlus” di Pizzo, che ha organizzato
la manifestazione.
Ha
preceduto la Messa, la commemorazione di Murat, tenuta in S. Giorgio dal dott. Pietro D’Amico, che si
è soffermato sul personaggio storico Murat, “il
più grande generale dell’esercito napoleonico, il più valoroso, geniale ed
eroico” e sulla sua figura, quale Re di Napoli, “ove dimostrò di essere anche un grande statista di animo liberale”, un
Re illuminato e riformatore, che seppe “regnare
da uomo con animo segnato da profondi sentimenti popolari e democratici “; ed è infatti ormai opinione comune degli storici che le
idee nuove e progressiste che egli ebbe come uomo di governo, ricco di
fermenti e di geniali intuizioni, lo portarono ad essere un precursore dei successivi
moti per l’indipendenza d’Italia. Dopo di lui, il prof. Agostino Carrabba ha
evidenziato il profilo internazionale della figura di Gioacchino e quello psicologico
dell’uomo Murat, vinto e catturato dopo aver visto miseramente naufragare i
suoi sogni di conquista e di gloria. Di seguito, il prof. Franco Cortese ha
parlato delle leggi murattiane ed ha ripercorso le fasi della sepoltura del Re,
avvenuta a notte fonda, in una striminzita cassa d’abete, che a stento potè
contenere quell’uomo imponente (Murat era alto m. 1,87), quell’eroe dinanzi al
quale avevano tremato uomini ed eserciti. Presentatore dei relatori e dei vari
momenti della cerimonia l’avv. Domenico Sorace, componente dell’Associazione.
Il rito religioso è stato officiato, in presenza di una Chiesa stracolma di
gente, dall’Arciprete, Don Antonio Gaccetta, che durante l’omelia ha ricordato
anch’egli la figura di Murat, guerriero valoroso e senza paura che, prima di
morire, volle confessarsi e dichiarare che moriva “da buon cristiano”. La cerimonia ha avuto momenti
toccanti, come quello in cui la professoressa Maria Antonia Crupi ha letto,
prima in francese e poi in italiano, la commovente lettera che il Re scrisse
alla moglie, quando ormai sapeva che la sua ultima ora era giunta. La
popolazione di Pizzo, che quel tragico giorno di 187 anni fa, il Re trovò
ostile e nemica a fianco dell’esercito borbonico, ha dimostrato - oggi - una partecipazione corale e forse inattesa
all’avvenimento; segno che Murat - tutto
sommato - è nel cuore e nei pensieri di
molta più gente di quanto si pensi o si voglia far credere; ed è significativa
la grande attenzione con cui la gente ha seguito tutta la cerimonia, andando,
infine, a rendere omaggio alla tomba di Murat, sulla quale l’Associazione aveva
deposto un omaggio floreale, formato da due cuscini di fiori che rappresentavano
le due bandiere, quella italiana e quella francese, in segno di pace e di
amicizia tra i due popoli. Proprio oggi, infatti, che sembra compiersi la
grande Idea dell’universalismo europeo al di fuori di ogni conflittualità di
popoli e di nazioni, la figura di questo grande Re liberale sembra ergersi al
centro del dibattito e della Storia di quel periodo. E il senso di tutta la
manifestazione, che l’Arciprete si è augurato si possa ripetere ogni anno,
vista la sentita partecipazione dei cittadini, si può forse riassumere nelle parole, lette — al momento della “Preghiera dei Fedeli” — dal Vice Presidente dell’Associazione, dr.ssa Marisa
Costa: “Per il Re Gioacchino Murat, che qui a Pizzo terminò i suoi giorni.
Sulle alterne vicende della sua vita e della sua morte, solo la Storia può
giudicare. Ma la grande dignità, l’indomabile fierezza e lo straordinario
coraggio con cui egli affrontò l‘ora estrema, lo rendono degno del migliore
degli uomini. Perché possa riposare in pace, in questa Terra ed in questo
Tempio, che ne conserva le spoglie, preghiamo il Signore”.