Gazzetta del Sud MARTEDÌ
15 OTTOBRE 2002
Pizzo Cerimonia
al castello con l‘intervento di storici e politici
Commemorata la figura di Murat nel 187 anniversario
della morte
Antonio Vacatello
PIZZO - Si è svolta domenica la cerimonia commemorativa in onore di
re Gioacchino Murat, a 187 anni dalla sua fucilazione. La manifestazione è
stata organizzata dall’associazione Gioacchino Murat “Onlus”. La
manifestazione ha avuto inizio presso il castello Murat, con un intervento
d’apertura del presidente dell’associazione, dottor Giuseppe Pagnotta. Questi
ha illustrato a grandi linee gli scopi degli associati, i quali vorrebbero
poter divulgare la figura del Re, figura che, a quanto pare, non è molto
conosciuta nemmeno in città. Dal castello, dove è stata deposta una corona, i festeggiamenti sono proseguiti nel Duomo di San Giorgio
martire. Nella chiesa madre sono intervenuti, a tratteggiare la figura di
Gioacchino, il dottor Agostino Carraba, il sostituto procuratore della
Repubblica della procura generale di Catanzaro, Pietro D’Amico e lo storico
locale, professore Franco Cortese. La figura di Murat
è tornata prepotentemente alla ribalta con il processo alla città di Pizzo,
che si è tenuto nel luglio 2001, imputata di regicidio. In quell ‘occasione sono convenuti a Pizzo storici e giuristi di
valenza nazionale, tra i quali si ricordano: Giuseppe Chiaravalloti
(presidente della giunta regionale), Alfredo Laudonio (procuratore della Repubblica di Vibo Valentia), Pietro D’Amico
(sostituto procuratore della Procura generale di Catanzaro), il direttore
della Gazzetta del Sud Nino Calarco e tanti altri studiosi di storia,
provenienti da diverse università italiane. Studiosi e giuristi hanno scagionato
la popolazione di Pizzo dall’accusa infamante di
regicidio, emettendo il verdetto di non colpevolezza. Sulla tomba del re, all’interno
della chiesa madre della città, Carrabba ha messo in
evidenza il profilo internazionale della figura di Gioacchino, mentre
lo storico locale, Franco Cortese, ha spaziato in lungo e in largo sul periodo
storico “murattiano”. Il sostituto procuratore Pietro
D’Amico ha poi ripreso l’idea del complotto, ordito nei confronti del marito di
Carolina Bonaparte da forze potenti che gli hanno teso una trappola a Pizzo. L’intervento del magistrato
ha scagionato ancora una volta, dopo il famoso verdetto, la popolazione che
nella cattura e nella successiva fucilazione ha avuto un ruolo marginale. A
conclusione del suo intervento, D’Amico ha invitato a non dimenticare Gioacchino,
al contrario ha apprezzato manifestazioni o
quant’altro possa mantenerne vivo il ricordo. I festeggiamenti si sono conclusi
con una messa, officiata da don Gaccetta, parroco della chiesa di San
Giorgio.