Real  Corte  di  re  "Gioacchino  Murat " 

 Infanteria di linea dell'esercito napoletano di re  G.  Murat     5° Rgt.  "Real Calabria" - III Battaglione "Pizzo, Cotrone, Gerace"

Gruppi di  rievocazione storica

 

 

 

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LOCANDINE

RIEVOCAZIONE 2008

 

dal  "IL QUOTIDIANO DELLA CALABRIA" DEL 10 OTTOBRE 2004

Pagine di Vibo Valentia

 

Domani e domenica a Pizzo la rievocazione storica per rivalutare i rapporti Italia-Francia
Due giorni nel segno di Murat
Sarà presente anche un discendente: il principe Joachim
 

di ORLANDO ACCETTA


 


Pizzo (VIBO VALENTIA) ­ L'associazione culturale "Gioacchino Murat Onlus", domani e dopodomani aprirà i battenti alla prima rievocazione di storia moderna dell'Italia meridionale, al fine di evidenziare e rivalutare l'importanza ed il peso dei rapporti culturali tra Francia e Italia, nonché della figura del grande sovrano Gioacchino Murat che, se non fosse stato brutalmente ucciso a Pizzo, avrebbe probabilmente anticipato di quasi mezzo secolo il grande sogno risorgimentale della riunificazione nazionale.
La rievocazione avrà come oggetto lo sbarco, l'arresto, la condanna e la fucilazione di re Gioacchino Murat, da parte delle forze borboniche di Ferdinando I nel castello di Pizzo. Si tratterà di un evento unico e forse irripetibile, inserito in una serie di giornate denominate "Manifestazioni murattiane", dedicate alla figura del re napoleonide, che vedranno la partecipazione del principe Joachim Murat, diretto discendente di Gioacchino, del governatore della Regione Calabria Giuseppe Chiaravalloti, del vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea Monsignor Domenico Tarcisio Cortese, dell'assessore regionale ai Trasporti Francescantonio Stillitani, dell'assessore regionale al Lavoro Antonino Mangialavori, del sindaco di Pizzo Franco Falcone e delle massime autorità civili, militari e religiose del territorio".
L'annuncio è del presidente dell'associazione "Gioacchino Murat" Pino Pagnotta, che appare molto caricato per quest'evento che si avvarrà della partecipazione di alcuni gruppi storici provenienti da tutta l'Italia e che daranno grande lustro alla manifestazione: 40° reggimento di linea da Ivrea; 111° reggimento di linea da Genova; reggimento marina da Savona; 2° reggimento cavalleggeri da Tolentino; colonna briganti dal Lazio.
Inoltre, è prevista la partecipazione delle scuole elementari, medie e superiori, delle associazioni di volontariato e delle seguenti associazioni culturali: associazione culturale Tolentino 815; associazione Sant'Onofrio Tradizioni; associazione Marinai d'Italia; compagnia teatrale Pizzitana.

PROGRAMMA della RIEVOCAZIONE STORICA
Nella tarda mattinata di domani arrivo dei gruppi storici da Ivrea, Savona, Genova e Tolentino. Primo pomeriggio montaggio presso il parcheggio della Marina di Pizzo di un campo base militare di tende per rievocare la vita dei reparti di soldati napoleonici sui campi di battaglia. Nel tardo pomeriggio il campo sarà visitabile ai gruppi di studenti o appassionati che si prenoteranno in tempo presso gli addetti comunali in servizio al Castello di Pizzo. Nella serata la guarnigione borbonica prenderà possesso della fortezza del Castello ed effettuerà servizio di ronda lungo le strade del centro storico di Pizzo. Le truppe napoleoniche faranno lo stesso alla Marina di Pizzo.
Domenica, in piazza della Repubblica, alle 8, aprirà i battenti il primo mercatino storico di Pizzo. Potranno accedervi al suo interno, fino al termine della rievocazione storica, solo le persone vestite con abiti dei primi dell'800. Ore 11- Re Gioacchino Murat sbarca alla Marina di Pizzo proveniente da Vibo Marina su di un veliero d'epoca. Ore 11:30 - Il gruppo giunge presso la piazza di Pizzo dove si svolgeranno le altre azioni fino alla cattura. Ore 12 - Sul palco montato sulla torre piccola del Castello Murat, re Gioacchino verrà condannato e fucilato. Ore 13 - Discorsi di ringraziamento, premiazione delle associazioni partecipanti.

MANIFESTAZIONE IN ONORE E RICORDO DI RE GIOACCHINO MURAT
Mercoledì 13, alle 14:05, il principe Murat proveniente da Parigi arriva all'aeroporto di Reggio Calabria. Ore 16 - presso il Castello Murat manifestazione ufficiale in onore e ricordo di re Gioacchino Murat con intervento di relatori vari, delle autorità e del principe Murat. Ore 19 - Messa solenne in onore di re Gioacchino Murat presso la chiesa matrice di San Giorgio alla presenza delle autorità. Ore 21- Cena del re. Cena sociale dei soci dell'associazione Murat di Pizzo, con menù storico e cucina dell'epoca murattiana, nei limiti dei posti disponibili la cena sarà aperta alla popolazione di Pizzo dietro prenotazione.

CONVEGNO della RETE MURAT
Giovedì 14 ottobre, alle 9:30, i forum della Rete Murat. Convegno dei circoli, enti, siti ed associazioni murattiane per il completamento dell'iter costitutivo della Rete attraverso la firma da parte dei legali rappresentanti delle organizzazioni partecipanti dell'atto costitutivo e dello statuto della Rete Murat.

CENNI STORICI
Gioacchino Murat, dopo l'abdicazione e la fuga da Napoli, si rifugia a Parigi e poi in Corsica, dove si convince della validità di una spedizione per riconquistare il regno perduto, salpando da Ajaccio la notte del 28 settembre 1815 con 250 uomini e sei tartane, piccoli bastimenti da pesca. Dopo varie avventure, causate da forti temporali, con due sole imbarcazioni ridotte a brandelli, l'ammiraglia Sant'Erasmo e la Voltigeante, Murat, su proposta del corsaro Barbarà, decide di sbarcare a Pizzo per recuperare qualche nuovo bastimento per poi proseguire verso Trieste.
Nasce un furibondo diverbio tra il Re e Barbarà, il quale pretende gli sia consegnato il passaporto austriaco posseduto da Murat. Quest'ultimo, diffidando del maltese, si rifiuta e decide di sbarcare egli stesso. Inizia così la triste avventura di Gioacchino Murat a Pizzo.
Dopo nove giorni di difficile navigazione, la domenica mattina dell'8 ottobre 1815, alle ore 11:30, alla testa di soli 29 compagni d'avventura, il gruppo sbarca sulla spiaggia della Marina di Pizzo, precisamente nei pressi della cosiddetta spiaggia del "Monacèju" (Monacello). Il primo a toccare terra è Murat, vicino a lui ci sono alcuni pescatori che guardano questo strano drappello di soldati incuriositi e sospettosi.
Il gruppetto sale verso il centro per la ripida gradinata di quella che oggi è Via Vittorio Emanuele III, che conduce alla "Piazza del Commercio", oggi Piazza della Repubblica, che si presenta affollata di gente perché è giorno di mercato.
Tutti i presenti, impauriti, girano le spalle e fuggono, lasciando la piazza completamente vuota. Murat, a questo punto, decide di raggiungere la vicina Monteleone, oggi Vibo Valentia, nella speranza di trovare aiuti almeno colà e col suo piccolo manipolo di soldati, stanco ed avvilito, percorre la ripida salita dell'attuale "Via dei Morti" con l'intenzione, appunto, di dirigersi a Monteleone, ma, fatte poche centinaia di metri, in località "Parrera", si ferma per prendere una boccata d'ossigeno.
La notizia della sua presenza, frattanto, vola per tutte le case di Pizzo ed arriva anche all'orecchio del Capitano Gregorio Trentacapilli, convinto borbonico, ospite in casa del barone Melacrinis. Il Trentacapilli, alla testa di una banda di soldati armati di schioppi e di fanatici paesani armati di forconi, si pone all'inseguimento del gruppetto, che viene raggiunto alla "Parrera", dove vengono assaliti e si incomincia anche a sparare. Murat si fa avanti da solo per parlamentare e spiegare che non ha idee bellicose, ma che ha bisogno soltanto di un bastimento, di viveri e d'acqua per proseguire il suo viaggio verso Trieste, dove l'attendono i familiari. Il Trentacapilli, e con lui la plebaglia inferocita, non vuole sentire ragioni, anzi incomincia ad ingiuriarlo ed offenderlo e gli ordina di seguirlo a Pizzo, in nome di Ferdinando I.
Si riprende a sparare e resta colpito a morte il capitano Pietro Pernice, mentre molti altri vengono feriti, tra cui i capitani Felice Lanfranchi e Giambattista Viggiani, il segretario particolare Carlo Galvani, il cameriere Armand, il soldato Giannini. Rimane gravemente ferito pure il generale Cesare Franceschetti.
Giungono da Pizzo altri soldati, per cui Murat decide di fuggire per la Marina, attraverso campi e pendii scoscesi nei pressi del "burrone dei morti", seguito dai suoi soldati, con la speranza di raggiungere le scialuppe e la tartana del Barbarà, lasciata ancorata al largo del piccolo porto naturale, ma si accorge che le scialuppe non ci sono, mentre la tartana sta prendendo il largo.
Gioacchino chiama a gran voce il Barbarà, il quale, però, prosegue nella sua vile fuga, mettendo in opera il più spregevole dei tradimenti. Sulla spiaggia c'è un gozzo ed il re tenta di spingerlo in mare senza riuscirci. Una donna gli si avvicina, lo insulta, lo graffia in volto quindi lo accusa della morte dei suoi tre figli caduti durante le campagne napoleoniche. Murat sta per essere linciato dalla folla, che lo lascia seminudo, pieno di ecchimosi e di sputi, con la camicia ed i pantaloni ridotti a brandelli e senza giacca, ma ecco che in suo aiuto intervengono un pescatore padrone di barca, Pasquale Greco, e il gentiluomo spagnolo conte intendente Francesco Alcalà, governatore dei beni dei duca dell'Infandato di Madrid.
I due riescono a pacificare la folla inferocita, aizzata dal Trentacapilli, il quale lo fa arrestare per condurlo al castello aragonese, accompagnato dal fratello Raffaele, dall'Intendente Alcalà e da un certo Don Giuseppe Pirrone. Qui Murat viene rinchiuso in una fetida cella, mentre il Trentacapilli si appropria violentemente dei 22 brillanti della coccarda e di tutti gli altri gioielli del re.
L'Intendente Alcalà, tramite telegrafo ottico, avvisa della cattura di Murat il generale Vito Nunziante, comandante militare della Calabria Ulteriore, il quale invia immediatamente il capitano Stratti con una compagnia di 500 soldati, il quale fa trasferire il prigioniero in una cella più decente (cella del "Coccodrillo").
Durante la notte arriva il Nunziante, proveniente da Reggio, deciso ad eseguire gli ordini del re Ferdinando I, che, benché sia alla presenza di una lettera di chiarimenti del Murat, riunisce i suoi ministri in un "Consiglio di Guerra" la mattina del 10 ottobre 1815, alla presenza degli ambasciatori d'Austria e Inghilterra, ma la decisione era stata già presa, avendo già deciso, il Borbone, di far portare avanti un processo farsa da concludersi con la fucilazione dell'illustre prigioniero.
Perviene al Nunziante, infatti, un dispositivo con l'ordine di riunire immediatamente una "Commissione Militare" per giudicare il generale Murat e dopo un quarto d'ora dalla sentenza di procedere alla sua esecuzione. Il condannato chiede ed ottiene dei fogli di carta per scrivere a sua moglie Carolina Bonaparte ed ai suoi diletti figli, residenti in quei giorni a Triste. Entra nella cella del "Coccodrillo" il reverendo Tommaso Antonio Masdea, arciprete della chiesa di San Giorgio Martire, che impartisce al re Gioacchino l'assoluzione prima della fucilazione, che rilascia una dichiarazione scritta di suo pugno su esplicita richiesta del confessore: "Dichiaro di morire da buon cristiano".
Murat, in alta uniforme, viene condotto sopra un sedile situato nel cortile interno del castello, a pochi metri dalla sua cella, e chiede di comandare lui stesso il plotone di esecuzione, composto di 12 soldati schierati su due file, dopo aver rifiutato la benda agli occhi.
Quindi, si scopre il petto e rivolto ai soldati che gli stanno a pochissimi metri alza la mano sinistra ed ordina: "Salvate il viso, mirate al cuore. Fuoco!". Murat viene colpito soltanto da sei colpi su dodici che sono i soldati: sono le ore 21 di venerdì 13 ottobre 1815. Durante la notte dello stesso giorno i poveri resti di Gioacchino Murat Napoleone, sfortunato re di Napoli e di Sicilia, vengono tumulati nella terza fossa della navata del Duomo di San Giorgio Martire, a Pizzo.

 

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Ultimo aggiornamento: 27-10-08